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Lunedì 28 luglio ore 21,15
PAOLO FRESU – URI CAINE duo
in
CONCERTO
PAOLO FRESU – tromba, effetti
URI CANE – pianoforte, piano Fender Rhodes
E' la storia del fortunatissimo incontro fra due grandi personalità del jazz moderno, in un incontro che dalla Grande Mela passa per la Sardegna per affrontare gli standard più tradizionali della storia del jazz con il rischioso "senza rete" di avere scelto materiale davvero "pericoloso" per la sua enorme popolarità, ma al tempo stesso palsmabile, foriero di creatività inaspettata. Non è affatto semplice, come invece potrebbe sembrare, scegliere di suonare ad arte brani che sono il magma e il segno della storia jazzistica. Il duo affronta il gioco con sorprendente semplicità, riuscendo a trasmettere il sentimento che guida questa straordinaria musica.
Discografia di riferimento:
Paolo Fresu & Uri Caine, Things, EMI-Blue Note, 2006 (Italia)
Uri Caine
La banda del paese e i maggiori premi internazionali, la campagna sarda e i dischi, la scoperta del jazz e le mille collaborazioni, l'amore per le piccole cose e Parigi. Esiste davvero poca gente capace di mettere insieme un tale abbecedario di elementi e trasformarlo in un'incredibile e veloce crescita stilistica. Paolo Fresu c'è riuscito proprio in un paese come l'Italia dove - per troppo tempo - la cultura jazz era conosciuta quanto Shakespeare o le tele di Matisse, dove Louis Armstrong è stato poco più che fenomeno da baraccone di vetrine sanremesi e Miles Davis scoperto "nero" e bravo ben dopo gli anni di massima creatività.
La "magia" sta nell'immensa naturalezza di un uomo che, come pochi altri, è riuscito a trasportare il più profondo significato della sua magica terra nella più preziosa e libera delle arti.
A questo punto della sua carriera, non serve enumerare incisioni, premi ed esperienze varie che lo hanno imposto a livello internazionale e che fanno amare la sua musica: dentro al suono della sua tromba c'è la linfa che ha dato lustro alla nouvelle vague del jazz europeo, la profondità di un pensiero non solo musicale, la generosità che lo vuole "naturalmente" nel posto giusto al momento giusto ma, soprattutto, l'enorme ed inesauribile passione che lo sorregge da sempre.
Il presente di Paolo è turbinoso, degno dell’artista onnivoro e creativo che tutti riconoscono in lui, è fatto del suo storico quintetto P.A.R.T.E., ma è anche quello del quartetto Devil, pronto a ripercorrere i successi di Angel, che lo impose all’attenzione europea più o meno una decina di anni fa, con un nuovo disco.
Crescono poi le importanti realtà contemporanee: il duo con Uri Caine e la collaborazione con Carla Bley e Steve Swallow (la grande signora del jazz moderno si è letteralmente innamorata del suono di Paolo) sono soltanto alcune di queste.
Il suo presente più attuale lo vede attivo in trio con Richard Galliano e il pianista svedese Jan Lundgren (Mare Nostrum) e in diverse nuove avventure con nuovi importanti nomi dell’entourage jazzistico contemporaneo quali Omar Sosa, Gianluca Petrella, il coro polifonico corso “A Filetta”, con Dhafer Youssef e Eivind Aarset.
Interessanti sono poi i progetti con alcuni grandi nomi del mondo letterario e teatrale italiano (Ascanio Celestini, Lella Costa, Stefano Benni, Milena Vukotic) oltre, infine, a una nuova serie di piccole ma importanti collaborazioni con la musica “intelligente” delle frange popolari italiane. Musica per il Cinema e “progetti speciali” come il suo straordinario “a solo” teatrale che ha paralizzato 3.000 spettatori all’Auditorium di Roma o un incantato teatro Metastasio a Prato chiudono il cerchio. Uri Caine
Nato a Philadelphia, cresciuto in una famiglia di intellettuali ed educato alla musica, ha studiato pianoforte con Bernard Pfeiffer, che gli ha insegnato come smontare un brano jazz e rimontarlo in altri mille modi possibili, si è poi diplomato alla University of Pennsylvania, menmtre suonava jazz nei club della sua città, e in seguito ha studiato composizione con George Rochberg e George Crumb. Molto note e di successo sono le sue rivisitazioni di Mahler, Schumann e Bach in ambito classico.
Il jazz di Uri Caine fonda le sue radici su questi studi e sulle serate nei club: una miscela di musica ebraica, classica ed elettronica, il tutto supportato da un'inventiva che rende queste contaminazioni musicali stimolanti e innovative. Nel 1992 incide il suo primo disco Sphere Music con il clarinettista Don Byron: l'album rispecchia a pieno quelle che sono le influenza dei due: dal jazz alla classica passando per la klezmer. Gli album che seguono sono un conseguente sviluppo delle sue sperimentazioni postmoderne.
Alla fine degli anni Novanta la critica internazionale comincia ad apprezzarlo e una grossa mano gli viene dal lavoro che svolge come pianista nel gruppo del trombettista Dave Douglas.
Nel recente Live at the Village Vanguard lo si coglie nel pieno della maturità musicale: fermo, equilibrato, essenziale.
L'incarico di direttore musicale della Biennale di Venezia nel 2003 ha aumentato la popolarità dell'artista in Italia. Nel 2007 è direttore artistico di Bergamo Jazz. |