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Edward Simon
, pianista venezuelano residente dal 1985 negli USA, è un artista che è riuscito a distillare un proprio stile personale sintetizzando compiutamente la sua originaria matrice culturale latino-americana con le influenze di pianisti come Bill Evans, Herbie Hancock e Keith Jarrett, in una cifra espressiva - in cui è evidente una perfetta conoscenza del linguaggio improvvisativo post-bop affiancata ad una tecnica strumentale rigorosa e impeccabile - che lo rende uno dei pianisti più versatili e convincenti della propria generazione. Attivo dagli anni '90 sia come sideman, con tra gli altri Greg Osby, Bobby Watson, Terence Blanchard e Paquito D'Rivera, sia alla guida di proprie formazioni con cui ha realizzato numerosi apprezzati lavori discografici, Simon si presenta in questo tour italiano alla testa di un proprio trio che vede la presenza di due tra i più quotati esponenti dei rispettivi strumenti sulla scena jazz mondiale, ovvero il poderoso contrabbassista Scott Colley, già collaboratore tra gli altri di Chris Potter, Jim Hall e Ravi Coltrane, e lo straordinario Brian Blade alla batteria, che ha suonato tra gli altri con Wayne Shorter, Kenny Garrett e Joshua Redman.

Edward Simon

Edward Simon, pianista e compositore, è nato nel 1969 a Cardòn, una cittadina costiera del Venezuela, e insieme ai suoi due fratelli si è avvicinato alla musica sin dall'infanzia sotto la spinta del padre, cantante e chitarrista. A dodici anni inizia a interessarsi al jazz dopo aver visto un video di un concerto alla Casa Bianca di Chick Corea con Dizzy Gillespie e Stan Getz. Successivamente il padre decide di mandarlo a studiare negli USA, e Simon si trasferisce a Filadelfia, dove si accosta alla musica classica sotto la guida della concertista Susan Starr presso la University of the Arts, dalla quale aveva ricevuto una borsa di studio. Provenendo da un'esperienza musicale come autodidatta questa nuova dimensione dell'apprendimento viene da Simon considerata come una nuova eccitante sfida, così come tale del resto si è a lui presentata nel suo insieme l'esperienza di trovarsi all'improvviso da solo in una dimensione urbana statunitense, così diversa dal proprio ambiente originario. Per sconfiggere la solitudine e lo spaesamento Simon si è immerso nello studio strumentale e nella scoperta delle grandi influenze del piano jazz: inizialmente Bill Evans, quindi Hancock, Monk e Bud Powell. Nel 1988 inizia a suonare regolarmente nel trio del contrabbassista Charles Fambrough, un'impegno regolare che gli consente di maturare esperienza e ottenere visibilità, venendo in seguito scritturato da Greg Osby, Kevin Eubanks, e Bobby Watson, nel cui gruppo Horizon resterà per cinque anni, inframmezzati da periodi con musicisti di Latin Jazz del calibro di Jerry Gonzales, Herbie Mann, e Paquito D’Rivera, e incisioni con Victor Lewis, Claudio Roditi, Carl Allen e Terell Stafford. Nel 1993 è uno dei finalisti del concorso di piano jazz del Thelonious Monk Institute of Jazz. Nel 1994 entra a far parte del gruppo di Terence Blanchard. Nel 1997 registra con il gruppo di Mark Turner il cd “Mark Turner” e successivamente prende parte a lavori discografici di John Patitucci, David Binney, Fima Ephron e Adam Rogers. Il disco “North & South”, realizzato nel 2003 con Luciana Souza, riceve una nomination ai Grammy Awards come miglior disco di jazz vocale. Simon ha inoltre inciso numerosi dischi come leader di propri gruppi cui hanno preso parte tra gli altri Mark Turner, John Patitucci, Brian Blade, Avishai Cohen, Adam Cruz, David Binney. Il suo secondo lavoro discografico da leader, intitolato “Edward Simon”, e successivamente il suo “Simplicitas” sono entrambi stati inclusi dal New York Times, rispettivamente nel 1995 e nel 2005, tra i migliori dieci dischi di jazz di quell'anno. Attivo anche come compositore, nel 1995 Simon ha ricevuto la sua prima commissione e ha composto un lavoro intitolato "Rumba Neurotica" per il Relage Ensemble. Ha inoltre ricevuto dalla Chamber Music America il premio New Works: Creation and Presentation per comporre la “Venezuelan Suite”, e nel 2005 ha ricevuto una sovvenzione dal Pennsylvania Council on the Arts. Insegna presso la New School for Jazz & Contemporary Music di New York.

Scott Colley

Nato nel 1963 a Los Angeles, Scott Colley ha iniziato a studiare il contrabbasso all’età di undici anni. A tredici anni studia con Monty Budwig, uno dei contrabbassisti jazz storici della West Coast, e inizia a esercitarsi coi dischi di Paul Chambers e Charles Mingus. Dopo qualche anno in cui tra l’altro ha modo di suonare in duo con Jimmy Rowles, nel 1984 Colley riceve una borsa di studio per frequentare il California Institute for the Arts, e inizia anche a studiare privatamente con Charlie Haden e Fred Tinsley, strumentisti della Los Angeles Philharmonic. Nel 1986 inizia a compiere tournée e a incidere con Carmen McRae, con la quale collaborerà fino al 1990. Laureatosi nel 1988 si trasferisce dopo poco a New York, iniziando a collaborare con Dizzy Gillespie, Clifford Jordan, Roy Hargrove e Art Farmer. Gli anni ’90 sono il decennio in cui Scott Colley si afferma come uno dei bassisti principali della scena di New York. Dal 1991 al 1995, si esibisce e incide con i gruppi di John Scofield, James Newton, Joe Henderson, Billy Hart, Mike Stern e Phil Woods. Dal 1996 al 1998 effettua tours con un gruppo comprendente Joe Lovano, Jim Hall e Yoron Israel, e con una band cui prendono parte Toots Thielemans, Bobby Hutcherson, Billy Hart e Kenny Werner. Compie diversi tours europei con la band Lost Tribe, suona in trio con Ravi Coltrane e Al Foster, e in trio e duo con Jim Hall. Fa inoltre parte dei quartetti di Chris Potter, Renee Rosnes e Bob Berg e suona lungamente con il sestetto Another Point of Departure di Andrew Hill. Negli ultimi anni Scott Colley ha suonato con il trio di Herbie Hancock, completato da Teri Lynne Carrington, esteso a quartetto con la partecipazione di Gary Thomas o di Bobby Hutcherson, effettuando tournée in tutto il mondo. Sempre di recente tra le sue collaborazioni spiccano quelle con un trio comprendente Jim Hall e Lewis Nash, e nuovamente con Chris Potter, testimoniata dall’album “Live at the Village Vanguard”, uscito per la Verve. Scott Colley suona e incide anche col proprio quartetto, che comprende Jason Moran al piano, Ralph Alessi alla tromba e Bill Stewart alla batteria. Colley nel 2002 si è anche affermato al primo posto come “Talent Deserving of Wider Recognition” nel referendum dei critici di Down Beat, e nel 2003 ha ricevuto una nomination ai “Jazz Journalist Association Awards”. Musicista dallo stile caratterizzato da un grande vigore, Colley è in possesso di una formidabile cavata che conferisce alle sue linee uno swing inesorabile e dinamico, e di una spiccata sensibilità armonica che gli consente di prodursi in assoli di grande acume e efficacia. Queste sue doti lo hanno portato nel giro di qualche anno e divenire uno dei bassisti più richiesti della scena USA, incidendo finora oltre 90 albums. Otre a quelle già citate spiccano le sue collaborazioni con Mike Stern, Pat Metheny, Michael Brecker, Greg Osby, Joachim Kuhn, Edward Simon, Bill Stewart, Brian Blade e Roy Haynes.

Brian Blade

Nato nel 1970 a Shreveport, Louisiana, Brian Blade è da diversi anni uno dei più interessanti e affermati batteristi jazz al mondo. Formatosi musicalmente a New Orleans, dove ha studiato con Johnny Vidacovich, Herlin Riley ed Ellis Marsalis, Blade è presto riuscito a mettere a punto un proprio stile personale, caratterizzato da notevoli doti tecniche e di controllo delle dinamiche strumentali, da una grande padronanza degli stili, e soprattutto da una grande capacità di compenetrazione con il sound e le tessiture musicali dei gruppi cui partecipa, qualità evidenti sin dal suo disco di esordio come leader, "Brian Blade Fellowship", inciso con un gruppo comprendente Jon Cowherd, piano e Wurlitzer, Christopher Thomas, basso, Melvin Butler, sax tenore e soprano, Myron Walden, sax contralto, Jeff Parker e Dave Easley, chitarra, pubblicato nel 1997 dalla Blue Note, così come nelle collaborazioni che si sono succedute negli anni. Blade ha suonato a lungo e ha inciso con Brad Mehldau, Kenny Garrett, Chris Potter, Charlie Haden, Mark Turner e Joshua Redman. Inoltre suona abitualmente nel quartetto di Wayne Shorter comprendente John Patitucci e Danilo Perez, e ha preso parte al gruppo "Directions in Music", una band comprendente Michael Brecker, Herbie Hancock e Roy Hargrove. Ha svolto attività anche in ambito extra jazzistico, prendendo parte a incisioni di Bob Dylan, "Time Out Of Mind", Emmylou Harris, "Wrecking Ball", Daniel Lanois, "Sling Blade", Joni Mitchell, "Taming the Tiger" e Norah Jones, "Come away with me". Il suo secondo disco da leader, realizzato sempre con la propria band "Brian Blade Fellowship", vede la partecipazione come ospiti di Kurt Rosenwinkel, Joni Mitchell e Daniel Lanois, ed è stato pubblicato nel 2000 dalla Blue Note.

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